STUDIO DI DIETOTERAPIA E NUTRIZIONE UMANA

Esperto in Nutrizione Oncologica

Nutrizione e Morbo di Parkinson

Il Parkinson è una malattia neurodegenerativa ad evoluzione lenta ma progressiva che coinvolge principalmente alcune funzioni, quali, il controllo dei movimenti e dell'equilibrio. Essa si manifesta quando la produzione di dopamina,  diminuisce considerevolmente a causa della degenerazione di neuroni, creando uno squilibrio tra i centri nervosi che controllano i movimenti automatici. Si riscontra in entrambi i sessi, in prevalenza quello maschile e con un'età media di esordio intorno ai 60 anni. Il trattamento d’elezione è di tipo farmacologico, l’utilizzo della levodopa, un aminoacido, precursore naturale della dopamina, resta il cardine della terapia farmacologica, ma la terapia nutrizionale è di fondamentale importanza, per mantenere un soddisfacente stato di salute e non solo ma anche di migliorare l’assorbimento del farmaco. E’ infatti dimostrato che pasti ricchi di proteine, quindi di aminoacidi, possono interferire con l’assorbimento della levodopa e seguire una dieta con una loro corretta distribuzione nell’arco della giornata significa migliorare l’efficacia della stessa e le manifestazioni cliniche della malattia; La dietoterapia nei pazienti parkinsoniani consiste principalmente  in una redistribuzione dell’assunzione di proteine durante l’arco della giornata mantenendo l’apporto giornaliero raccomandato, concentrato soprattutto nel pasto serale, utilizzando grassi con moderazione, prediligendo i carboidrati complessi e assumendo con moderazione le fibre sotto forma di frutta e verdura; in definitiva un regime alimentare personalizzato è consigliato in quanto necessario ad assicurare un adeguato apporto di tutti gli alimenti dei gruppi fondamentali in grado di migliorare la qualita’ della vita e di raggiungere un maggior grado di autonomia nello svolgimento delle attività quotidiane. Un adeguato apporto alimentare serve a diminuire il rischio di sottopeso, sovrappeso e obesita’ fattori legati all’andamento della malattia e che limitano i movimenti, tenendo conto delle abitudini alimentari e dei gusti del paziente, utilizzando anche prodotti “speciali” aproteici che possono semplificare il compito della preparazione del pasto.

 

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